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	<description>Rassegna di post "da incorniciare" e altre cose da ricordare</description>
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		<title>Santa Marinella: Coma Irreversibile</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 13:34:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
				<category><![CDATA[post da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[S.Marinella]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho fatto una ricerchina per scoprire le origini della storia di Santa Marinella, la città in cui abito e in cui, però, non sono nata. Volevo sapere qualcosa di più “recente” e di diverso rispetto alla solita storia di Pyrgi. Visto che nei siti “istituzionali” non trovavo ciò che cercavo, ho dato un’occhiata ai libri. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=postz.wordpress.com&amp;blog=3908782&amp;post=25&amp;subd=postz&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>Ho fatto una ricerchina per scoprire le origini della storia di Santa Marinella, la città in cui abito e in cui, però, non sono nata. Volevo sapere qualcosa di più “recente” e di diverso rispetto alla solita storia di Pyrgi. Visto che nei siti “istituzionali” non trovavo ciò che cercavo, ho dato un’occhiata ai libri.</p>
<p>Diciamo che il Castello è un buon punto di partenza. Questo comincia ad essere costruito, nel IX° secolo, all’epoca della minaccia sarecena. A quei tempi non avevamo ancora un castello, ma una torre di avvistamento che doveva servire per tutelare il litorale e la città di Roma.</p>
<p>Nel corso dei secoli nacque letteralmente attorno a questa torre un piccolo castello. Data la vicinanza con Roma, la storia di Santa Marinella si intreccerà con quella della Chiesa in questo periodo.<br />
Nel 1518 il Papa Leone X° cede il territorio di Santa Marinella al principe di Macedonia Costantino Commeno. Successivamente il territorio tornerà alla Camera Apostolica che lo cederà nuovamente, questa volta all’Ospedale Santo Spirito.<br />
La “svolta stilistica” la dà Papa Urbano VIII° Barberini, il quale impegnò molte risorse non solo per il porto di Civitavecchia, ma anche per il porticciolo di Santa Marinella: Barberini trasformerà finalmente il castello in un palazzo e farà costruire la villa sita di fronte al porticciolo. Siamo nella prima metà del 1600.</p>
<p>Dopo questo preambolo “papale” possiamo dire che la differenza, però la farà la fimiglia Odescalchi: il 12 gennaio 1887 il Principe Baldassarre acquisterà la tenuta di Santa Marinella. All’epoca si contavano solo 28 famiglie, per un totale di 162 persone, per lo più pastori. Il Principe aveva guardato oltre ed aveva visto le potenzialità turistiche del territorio: il suo scopo grande era quello di riunire nella tenuta di Santa Marinella persone di alto livello, nobili, artisti e colti per la “villeggiatura”. Ovviamente queste buone intenzioni, dopo più di un secolo, sono state lautamente disattese…<br />
Nel 1889 la casata romana Sacchetti arriva a Santa Marinella ed acquista il 2 agosto per 25.000 Lire dal Principe Odescalchi, la grande villa che si trova di fronte al porto e che prima veniva utilizzata dagli Odescalchi come casa della posta ed Osteria.</p>
<p>Nel 1900, quindi cominciano ad essere gettate le basi per Santa Marinella come città, anche se si tratta pur sempre solamente di un promontorio con pochi pastori.</p>
<p>Addirittura il progetto è così ambizioso, che Baldassarre nel 1904 decide di fare un viaggio negli Stati Uniti per studiarne la struttura cittadina. Ritornato a Santa Marinella, e avendo come ospite Garibaldi, pare che ne abbia tracciato insieme il piano regolatore e con esso la struttura delle strade, creando un reticolato di larghe vie, fra cui l’asse principale era l’attuale via Flaminia Odescalchi. Probabile che il piano regolatore di allora fosse più coerente di quello attuale… Sempre che ora esista qualcosa definibile piano regolatore. A questo punto il Principe decide di vendere i lotti con una clausola: entro un anno doveva sorgere sul terreno un villino, ovverosia una casa con giardino adibita alla villeggiatura.</p>
<p>Nel 1909 il Principe Baldassarre dona Santa Marinella alla figlia Flaminia, la quale ebbe cura di proseguire l’opera del padre. Cominciò innanzitutto col donare alle Suore Figlie di Nostro Signore al Monte Calvario, chiamate a formare l’educazione dei bambini residenti, il terreno su cui sorge attualmente il loro istituto. In secondo luogo, assegnò nel 1922 agli ex combattenti i 54 lotti fra la ferrovia e via delle Colonie, che allora erano affittati all’Università Agraria di Civitavecchia. Fra i beneficiari di questa donazione abbiamo Giovanni Vasta, figlio di Domenico Vasta, il quale si era già trasferito nel 1890 da Tolfa a Santa Marinella come fattore per il Principe Baldassarre, e che si costruisce casa e comincia a coltivare fiori: da qua comincerà la sua azienda di floricoltura.<br />
È proprio intorno agli anni ‘20 che molte famiglie cominciano a dedicarsi alla floricoltura, anche se alcune come i Meloni e i Latini di Roma, e i Bo di San Remo hanno iniziato questa attività già dal 1912. Precedentemente, vi erano unicamente pastori e pescatori che provenivano dalla Campania, i quali non si fermavano subito in pianta stabile. Successivamente con i lavori per la ferrovia e per la stazione di Santa Marinella e poi con le azzunzioni al Cementificio Cerrano (ovverosia quello che ora viene chiamato “ex-Cementificio” e che, credo, si attenda solo che cada a pezzi, per costruirci magari delle orripilanti palazzine), arrivarono altre famiglie provenienti dalle Marche, dall’Umbria, dalla Campania, da Tolfa e dal Frosinate nel corso degli anni successivi, le quali cominciarono anche esse a coltivare fiori per il mercato di Roma.<br />
L’agricoltura in generale comincia ad assumere un ruolo decisivo nell’economia del territorio che sarà sempre caratterizzato da un clima mite. Fra gli anni ‘20 e gli anni ‘30 Ferdinando Morani, prendendo in affitto le terre del Santo Spirito, crea nelle campagne di Santa Severa una azienda agricola di concezione innovativa per l’epoca, in cui è forte l’utilizzo di macchine agricole moderne e la selezione di piante ed animali. Il castello di Santa Severa diventa il vero centro di questa azienda e comunità agricola. L’attività del Morani è solo una delle tante attività agricole oramai dimenticate e che, invece, sarebbero dovute essere incentivate e non trattate con estrema ignoranza ed indifferenza.</p>
<p>Negli anni ‘30 normalmente erano le signore che si recavano ogni mattina al mercato di Via Urbana per vendere fiori a Roma, mentre i mariti rimanevano a coltivare.<br />
Nel medesimo periodo Guglielmo Marconi, dopo aver conosciuto proprio a Villa Sacchetti quella che poi sarà la sua seconda moglie, ovvero la Marchesa Cristina Bezzi Scala, decide di proseguire i suoi studi e le sue ricerche dal 1930 al 1937 fra Capo Linaro e Torre Chiaruccia. Gli anni ‘30, quindi, nonostante l’oscuro periodo politico nazionale, sono anni che vedono Santa Marinella emergere e stagliarsi nel territorio. Lo stesso Guglielmo Marconi, si può dire che non è sufficientemente ricordato come figura importante (chissà quanti sanno perché il Lungo Mare Guglielmo Marconi si chiami così) per la città e le stesse “Giornate Marconiane” che dovrebbero celebrare l’illustre personaggio in realtà passano in sordina.</p>
<p>Intanto continuano ad arrivare famiglie che fondano aziende per la coltura dei fiori per il mercato romano: questo tipo di mestiere decisamente faticoso, rendeva bene e rendeva sempre e rappresentava il tentativo di riscatto dalla povertà di molte famiglie che intraprendevano questo genere di attività Fra le “new entry” c’erano anche la famiglia Pizzo nel 1939: Vittorio Pizzo è una figura molto importante per la produzione Santamarinellese, in quanto ibridatore operante nella Stazione Sperimentale per la Floricoltura, nata a San Remo nel 1925. La produzione di garofani detti “comuni” andava per la maggiore e era la più richiesta dalla città di Roma, ma Santa Marinella cercherà di rinnovarsi semplicemente acquistando nuovi ibridi proprio da San Remo. Questo già poteva essere un “biglietto da visita”: la troppa sicurezza non ha spinto a migliorarsi già all’epoca.</p>
<p>Santa Marinella, nonostante guerre e fascismo, cresce economicamente, grazie alle fiorenti attività: Santa Marinella sarà seconda solo alla città Ligure per il mercato fiorifero. Dal punto di vista culturale per via dei contributi dei personaggi di spicco che si innamorano del territorio, Santa Marinella comincia ad affermarsi come meta turistica di élite in accordo con il progetto originario.<br />
Infatti negli anni ‘40 Antonio Caparotti detto “Toto” apre l’elegante locale Toto Bar dotato di biliardo, con tanto di terrazza panoramica e per il periodo estivo di pista da ballo. Il locale diventò meta attrattiva di un turismo di élite, così come era nei progetti iniziali del Principe Odescalchi: i clienti di Toto erano del calibro di Beatrice d’Olanda, di Farouk e Narrman di Egitto, del Re di Afghanistan, di Pietro Nenni. Ovviamente, anche il “Toto Bar” non è durato fino ai giorni nostri: non ha retto al cambio di gestione degenerando. Ridotto di dimensioni, senza più la terrazza, senza più personaggi altamente famosi che ne varcassero la soglia.<br />
Ma non solo l’ex-Toto Bar ha fatto una triste fine. Santa Marinella una volta era frequentata da attori, cantanti, regnanti, politici, scrittori ed artisti di ogni genere. Si possono citare Bulgari, Anna Fougez, Silvana Pampanini, i Rebecchini, il Principe Marco Antonio Pacelli: tutti questi pezzi da novanta spesso facevano costruire una villa per il loro soggiorno. Le loro ville sono rimaste, ma d’estate la ex-Perla del Tirreno (gira voce che la fascia da Miss se la sia aggiudicata oramai Talamone, sempre che a qualcuno interessi…) ospita tutt’altro genere di persone.</p>
<p>Purtroppo, c’è da dirlo, la città non ha visto sempre rose e fiori e proprio il 7 settembre 1943 subisce un primo bombardamento dalla RAF. Il 18 gennaio 1944, Santa Marinella è costretta a subirne un secondo: non solo le ville, come il villino Fabrizi e il villino De Angelis subiscono gravi danni, ma quel che è peggio che anche i raccolti di molti fiorai va perduto: la floricoltura registra una prima battuta di arresto, in quanto risulta difficile anche recarsi a Roma per la vendita, anche perché, tentare di recarsi nella capitale, significava rischiare la vita, come successe ad alcuni floricoltori.<br />
Finalmente nel 1946 la coltura dei fiori riprende (anche perchè dopo la Seconda Guerra Mondiale il Cementificio Cerrano chiude e molti suoi lavoranti si dedicano ai fiori) e con essa anche il desiderio di indipenza della comunità di Santa Marinella, la quale risultava sotto al comune di Civitavecchia. Azzardo l’ipotesi che proprio dal momento in cui Santa Marinella è divenuta comune a sé stante, sia iniziato il suo lento declino.<br />
Fra i fautori di questa “scissione” ci stava il reduce di guerra Giuseppe Bomboi e l’avvocato Carlo D’Amelio: il 31 dicembre 1949 nasce il comune di Santa Marinella, che avrà come primo sindaco Bruno Zampa. Sempre nel 1949 viene fondata l’associazione “Pro Santa Marinella”, una organizzazione creata dagli stessi villeggianti (stranamente non dai locali) allo scopo di promuovere la città che si affaccia sul Tirreno. L’associazione darà il via alla splendida Festa del Fiore, durante la quale i floricoltori realizzavano e facevano sfilare carri completamente ricoperti di fiori. La festa durerà fino agli anni ‘60, ovvero fino alla nascita dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, di nuovo capitanata dall’avvocato D’Amelio.</p>
<p>Intanto negli anni ‘50 prosegue per fortuna il turismo di élite: famiglie importanti come gli Scandale, gli Sciarra, i Borruso, gli Staderini e i Branca costruiscono e vivono nelle ville con giardino. Gli alberghi della famiglia Grimaldi (Le Najadi e Le Palme) accoglieranno personaggi come il già citato Re Farouk, Luigi Pirandello, Trilussa, Vittorio Gassman, Giorgio Bassani, Mario Soldati, e poi ancora Alberto Sordi, Gina Lollobrigida ed Esther Williams. Direttamente di fronte all’esclusivo Toto Bar viene costruito l’Hotel Cristallo, che poi diventerà Hotel Titanus in riferimento alla collaborazione fra il gestore e l’omonima casa cinematografica e che ora è semplicemente un condominio che ha di fronte a sé un piccolo bar (l’unico residuo grazioso del Toto Bar) e un triste e decadente pub. Oramai Santa Marinella diventa una città di villeggiatura per il cinema, si registrano le presenze di Totò, Anna Magnani, della famiglia Rossellini, di Nanni Loy e addirittura di Ingrid Bergman la quale abiterà una villa sul mare all’ingresso a sud di Santa Marinella. Tutto questo ormai fa parte del passato.</p>
<p>La floricoltura Santamarinellese esplode negli anni a cavallo fra il 1950 e gli anni ‘60 e proprio in questo periodo raggiungerà l’apice, nonostante nel 1962 la costruzione dell’autostrada vedrà l’esproprio di ettari ed ettari di terreni coltivati, e nonostante nel 1963 ci sarà l’ennesima gelata che passerà la protezione delle serre stesse. Addirittura al posto dell’attuale Liceo Scientifico Galileo Galilei, si trova una Scula di Floricoltura. In questi anni, però, termina la rassegna della Festa del Fiore, che chiude, come già detto, proprio in coincidenza con l’apertura dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo diretta dal conte avvocato Carlo D’Amelio nel 1962, da quale darà invece il via al Concorso Ippico sul campo sportivo in Via delle Colonie che vedrà addirittura ospiti anche i fratelli D’Inzeo.</p>
<p>Tutto il resto è una storia di tutto ciò che va a degenerare: floricoltori che lavorano di meno, serre che vengono abbattute, cambi generazionali, orribili case che spuntano come l’acne sulla faccia di un adolescente. A Santa Marinella si costruisce e la floricoltura viene letteralmente dimenticata. Non so quanti sappiano che gran luogo fosse prima questa città. I villeggianti in passato sono stati percepiti solo come eccentrici e fastidiosi, ma sono stati l’unica fonte diretta di sostentamento: durante l’anno acquistavano i fiori di produzione Santamarinellese, d’estate il soggiorno di villeggiatura. La Pro-Loco non fu neppure invenzione locale e la manifestazione vincente che faceva accorrere ospiti e celebrava la particolarità di Santa Marinella &#8211; ovvero i fiori &#8211; è stata fatta morire.<br />
Sono state scelte soluzioni forse più furbe. Non si dica che si è puntato al turismo a discapito dei fiori: questo non è turismo. Si dica che si è puntato all’ignoranza nella convinzione di sicuri guadagni a discapito di fiori e turismo vero: in una sola frase, a discapito della cultura.</p>
<p><strong>Francesca Lippi</strong></p>
<p>(<a href="http://www.druida.it/blog/2008/03/07/santa-marinella-coma-irreversibile/">Il post originale è sul sito dell&#8217;autrice www.druida.it</a>)</div>
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		<title>Tutorial network</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 11:51:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tutorial]]></category>

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		<title>Ah, gli uomini</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jul 2008 23:27:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Chica Mala Come sono ingenui ed innocenti e cristallini nel pensiero. Sono lineari nei loro ragionamenti, troppe volte risoluti e testardi all’inverosimile, soprattutto quando si tratta di difendere le loro posizioni. Per gran parte di loro o sei santa o sei puttana ma mai una creatura con contorni sfumati. Solo spigoli, solo figure geometriche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=postz.wordpress.com&amp;blog=3908782&amp;post=20&amp;subd=postz&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<div class="snap_preview">
<p>Di Chica Mala</p>
<p><a href="http://crisal1de.files.wordpress.com/2008/07/4991a2e8a294f3765052c37ea3d522f5.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1244" src="http://crisal1de.files.wordpress.com/2008/07/4991a2e8a294f3765052c37ea3d522f5.jpg?w=300&#038;h=198&#038;h=198" alt="" width="300" height="198" /></a></p>
<p>Come sono ingenui<br />
ed innocenti<br />
e cristallini nel pensiero.</p>
<p>Sono lineari nei loro ragionamenti, troppe volte risoluti e testardi all’inverosimile, soprattutto quando si tratta di difendere le loro posizioni.<br />
Per gran parte di loro o sei santa o sei puttana ma mai una creatura con contorni sfumati.<br />
Solo spigoli, solo figure geometriche per le quali il calcolo della superficie è di facile determinazione, parallelogrammi o al massimo parallelepipedi con le tette.</p>
<p>Non è cosi! Le donne sono cerchi, ellissi, sfere.</p>
<p>Siamo bolle di sapone! Il calcolo è ben complesso, in alcuni casi impossibile, perché i contorni sono mobili, si stringono e si allargano:<br />
espansione e contrazione, espansione e contrazione, senza soluzione di continuità.</p>
<p><span style="color:#ff00ff;"><strong>La donna è luna</strong> </span>- falce di luna, primo quarto, mezza luna, ultimo quarto, luna piena, luna nera &#8211; <span style="color:#00ffff;">sii astronomo, uomo;<br />
</span><span style="color:#ff00ff;"><strong>La donna è marea</strong> </span>- bassa marea / alta marea, secche / piene, bonaccia / mareggiata &#8211; <span style="color:#00ffff;">sii navigatore esperto, uomo;<br />
</span><span style="color:#ff00ff;"><strong>La donna è evento atmosferico</strong> </span>- caldo torrido / freddo glaciale, siccità / tempesta tropicale, bassa pressione / alta pressione &#8211; <span style="color:#00ffff;">sii metereologo, uomo.</span></p>
<p>(<a href="http://crisal1de.wordpress.com/2008/07/18/ah-gli-uomini/">il post originale è sul blog &#8220;MOLTO RUMORE PER NULLA&#8221;</a>)</div>
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		<title>Seychelles, paura per Federico in carcere</title>
		<link>http://postz.wordpress.com/2008/07/21/seychelles-paura-per-federico-in-carcere/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Jul 2008 09:59:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[[...] Come tutti i Paesi che vivono di turismo, con i visti agli stranieri le Seychelles sono di manica larga: si può soggiornare nel Paese fino a tre mesi. I genitori di Federico, che vogliono restare il più possibile accanto al figlio, invece, ricevono visti per una settimana al massimo dieci giorni. Poi devono pietire [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=postz.wordpress.com&amp;blog=3908782&amp;post=17&amp;subd=postz&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[...] <strong>Come tutti i Paesi che vivono di turismo, con i visti agli stranieri</strong> le Seychelles sono di manica larga: si può soggiornare nel Paese fino a tre mesi. I genitori di Federico, che vogliono restare il più possibile accanto al figlio, invece, ricevono visti per una settimana al massimo dieci giorni. Poi devono pietire un’estensione, sempre complicata da ottenere. «Ci sospettano di trafficare il droga, ma la nostra fedina penale è pulita &#8211; dicono mostrando i documenti -. L’accanimento contro di noi si spiega solo con il desiderio di portarci via ciò che abbiamo investito alle Seychelles». I coniugi Boux sostengono di essere entrati in società con Salvatore Paolo Procopio per acquistare, attrezzare e lanciare un ristorante nell’isola di Mahè, la principale delle Seychelles, ma di essere stati truffati. Hanno versato oltre 500 mila euro senza avere in mano neanche un pezzo di carta che gli consenta di dimostrare che sono i proprietari di quel ristorante. «Ci ha portato via anche la casa», denunciano.</p>
<p><strong>Paolo Procopio, italiano con passaporto delle Seychelles, reagisce negando tutto</strong>. In un’intervista al Corriere spiega: «Sono loro che mi devono dei soldi, non io. Certo, eravamo in società e loro hanno pagato parecchie fatture a nome mio ma io ho restituito tutto». Volano poi le accuse: «Mi sono sfilato dal ristorante perché i Boux trafficano in droga e io rischiavo di essere coinvolto in sporchi affari. Comunque non c’entro nulla con l’arresto di Federico. Mi accusano di aver messo l’eroina nella sua macchina per poi farlo arrestare. Non è vero. Io ho un figlio di 29 anni. Non lo farei mai». I genitori di Federico respingono al mittente le accuse: «Sono insinuazioni lanciate per screditarci. Ci ha restituito solo un centinaio di migliaia di euro su più di 300 mila. In realtà le voci raccolte qui sull’isola sono concordi nel sostenere che proprio in una discoteca gestita da Procopio c’era consumo e spaccio di droga. Lui ci ha portato via anche la casa». «La casa non l’avranno mai. Il giudice ha detto che è mia e se gli sarà riassegnata prima la distruggerò. Ho già bruciato i loro vestiti», è la versione di Procopio.</p>
<p><strong>Al potentissimo Payette è stato chiesto come mai ai genitori di Federico, </strong>che vivono un dramma terribile con il loro figliolo in carcere, il visto viene concesso con il contagocce e invece a Paolo Procopio, nonostante il lungo certificato penale piuttosto imbarazzante, è stato concesso il passaporto delle Seychelles: «Non so chi blocchi i visti ai Boux, m’informerò. Su Procopio indagheremo. Per ottenere il nostro il passaporto deve aver presentato una fedina pulita. Sono sorpreso nel vedere che invece ha subito tredici condanne per reati contro il patrimonio, sostituzione di persona, ricettazione, furto, fallimento, bancarotta…». Sembra poi che Procopio – assieme a un suo partner commerciale &#8211; abbia fatto una bella cresta sull’appalto per la riabilitazione del palazzo della previdenza sociale, a Victoria, la capitale delle Seychelles, nell’isola di Mahè, ottenuto assieme a un partner locale, un seychellese di origine keniota, Frank Petrus. I documenti sul tavolo di Payette sembrano chiari: materiali comprati in Italia per poco più di 313.353 euro, sono stati fatturati al governo delle Seychelles per oltre un milione e 673 mila euro: una cresta di 1.360.550. Mica male. «Petrus non c’entra – sostiene Payette – l’affare l’ha fatto tutto Procopio». [...]</p>
<p>(<a href="http://www.corriere.it/cronache/08_luglio_20/inferno_seychelles_4866db1a-5662-11dd-a206-00144f02aabc.shtml">articolo originale su Corrieredellasera.it</a>)</p>
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		<title>Russian Girls</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 14:14:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
				<category><![CDATA[post da leggere]]></category>

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		<description><![CDATA[Salve! Come va? Scusate la lunga assenza, ma sono stato all’estero. Svezia, Finlandia e Russia. Soprattutto Russia. Automobili. E’ tipico delle nazioni più avanzate e noiose, come la Svezia e la Finlandia, cercare di liberarsi dalla schiavitù dei carburanti fossili. Stoccolma è intessuta di piste ciclabili; le poche auto sono alimentate a biocarburanti ecologici. Il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=postz.wordpress.com&amp;blog=3908782&amp;post=15&amp;subd=postz&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><em><span style="font-family:&quot;">Salve! Come va? Scusate la lunga assenza, ma sono stato all’estero. Svezia, Finlandia e Russia. Soprattutto Russia.</span></em></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><strong><span style="font-family:&quot;">Automobili</span></strong><span style="font-family:&quot;">. E’ tipico delle nazioni più avanzate e noiose, come la Svezia e la Finlandia, cercare di liberarsi dalla schiavitù dei carburanti fossili. Stoccolma è intessuta di piste ciclabili; le poche auto sono alimentate a biocarburanti ecologici. Il traffico, a Helsinki, praticamente non esiste.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Invece il culto della Dea Auto è tipico dei paesi più arretrati e divertenti, come la Russia e l’Italia. I russi hanno imparato subito la prima regola del Capitalismo For Dummies: chi guida la macchina più grossa è il Re della Foresta. Purtroppo è una regola che non tutti possono applicare.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Il parco macchine russo è lo specchio di un paese così indietro, o così avanti, da ignorare il concetto di classe media. I ricchi sfrecciano sugli stradoni multicorsia moscoviti con la stessa arroganza e gli stessi Cayennne dei bovari brianzoli. Nelle vetrine delle concessionarie domina il marchio Ferrari; i più megalomani si spostano su Limousine a sei ruote.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Dall’altro lato della strada parcheggiano i poveracci, a bordo di vecchie Lada, Trabant e Skoda: scatolette costruite negli anni ’50 per funzionare nella steppa a quaranta gradi sottozero, e non a caso sopravvissute fino ad oggi.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Una curiosa prerogativa delle città russe è che non esiste un confine netto tra l’automobilista comune e il tassista. Se hai bisogno di un passaggio alzi una mano: stai sicuro che qualcuno si ferma a raccoglierti, ovviamente in cambio d’una cifra trattabile. Di solito il tassista fai da te è un immigrato georgiano o kirghiso, su una logora Trabant coi gas di scarico che filtrano nell’abitacolo. Così il viaggio è doppio, fisico e lisergico.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><strong><span style="font-family:&quot;">Brutta gente.</span></strong><span style="font-family:&quot;"> Osservando i cittadini russi di sesso maschile, si riscontra una percentuale preoccupante di spaventose facce da gangster. Grugni grintosi, spesso sfregiati, con l’aggravante di una perenne espressione ostile. </span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Certo, i nomi non aiutano. Forse io ho letto troppi fumetti, ma i nomi russi mi fanno paura: Vassilj, Vladimir, Igor! Voi affidereste vostro figlio a un pediatra che si chiama Igor? E’ un nome da orco del Signore degli Anelli.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Poi, per carità, ci saranno russi buoni e russi cattivi. Ma se li guardi in faccia sembrano tutti pronti a vendere plutonio al miglior offerente.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><strong><span style="font-family:&quot;">Cibo.</span></strong><span style="font-family:&quot;"> In Svezia, consigliati il salmone e le aringhe. In Russia sconsigliatissimo il caviale, per i prezzi da furto. Lo si trova a cifre abbordabili solo al mercato, in lattine sinistramente prive della data di scadenza.</span></span></p>
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<p class="MsoBodyText" style="line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;">In Finlandia spopola una versione salata della liquirizia, immangiabile per chiunque non sia finlandese. Dopo tre succhiate l’infido alimento ha ancora un sapore da liquirizia standard. Alla quarta succhiata cominci ad avvertire un retrogusto salmastro. Alla quinta succhiata ti sembra di fare i gargarismi con l’acqua di mare. Alla sesta succhiata vieni colto da nausea, vertigini e pessimismo cosmico. Alla settima succhiata smetti di credere in Dio.</span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Nessuna creatura vivente non finnica è mai arrivata all’ottava succhiata senza sputare.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><strong><span style="font-family:&quot;">Dogana. </span></strong><span style="font-family:&quot;">Malgrado Gorbaciov e la Glasnost, entrare in Russia è ancora un’impresa.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Io ci sono arrivato da Helsinki, dopo sei lunghe ore di pullman. Alla guida c’era un tizio che forse, ai tempi del regime, percorreva quella strada in senso inverso per traghettare i sovversivi in Occidente. Difatti guidava come uno che ha il KGB alle calcagna.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">La dogana russa è in mezzo alla taiga, dove la strada incrocia una striscia di terra disboscata e occupata da file di radar che si perdono all’orizzonte. Soldati e soldatesse di ghiaccio esaminano documenti e bagagliai con minuzia robotica. Credo siano militi stanziati lì dall’87, ai quali nessuno ha mai detto che la Guerra Fredda è finita.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Al ritorno ho viaggiato in treno, di notte. I doganieri finlandesi ci hanno svegliati mettendo su <a href="http://www.youtube.com/watch?v=pxn567bHny8" target="_blank">Barbie Girl</a>.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><strong><span style="font-family:&quot;">Emancipazione.</span></strong><span style="font-family:&quot;"> Se c’è una cosa che accomuna la Russia ai paesi scandinavi è il rapporto assolutamente paritario tra uomini e donne. Ma la parità della Russia non è pari alla parità della Svezia e della Finlandia: sono concezioni sfasate della stessa idea.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Quella scandinava è soprattutto una parità dei diritti. In Scandinavia è frequente trovare donne in ruoli di prestigio: ci sono donne sindaco, donne presidente, perfino donne prete. A Stoccolma ho visto un drappello di soldati maschi che marciava sotto il comando di un’ufficialessa.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Nota a margine: l’esperienza mi insegna che le donne sono i soldati ideali. Ma solo se l’esercito nemico è composto da loro ex amiche.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">La parità russa è più incentrata sui doveri. In Russia è facile incontrare donne impegnate in lavori che altrove sono tipicamente maschili, in quanto pesanti, pericolosi o sgradevoli: donne muratore, donne tassista, donne spazzino. Il Metro Club, un locale di San Pietroburgo, assume solo buttafuori donne, graziose ma toste. Io ci sono stato, al Metro Club: è straniante. Entri, e ti sembra di essere in uno di quegli <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Vb8xuRATTIo" target="_blank">spot Axe</a> sulle fantasie maschili.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><strong><span style="font-family:&quot;">Ferrovie.</span></strong><span style="font-family:&quot;"> Come si distingue un dittatore serio, Stalin, da uno farlocco, Mussolini? A parte il numero di morti, intendo. Risposta: entrambi fanno arrivare in orario i treni, ma nel paese del dittatore serio i treni continuano ad arrivare in orario anche a fine dittatura.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Ho viaggiato da San Pietroburgo a Mosca su un treno notturno di quarta classe, sconsigliato perfino dai bigliettai per la sua presunta pericolosità. Balle: era un treno normale, pieno di ragazzini, turisti e donne sole. Quei frocetti dei russi non hanno mai preso il Milano – Reggio Calabria.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Su tutte le carrozze di tutti i treni russi c’è un samovar a disposizione dei passeggeri. Per chi non lo sapesse, io non lo sapevo, il samovar è un grosso bollitore che serve a preparare il tè. Spesso i samovar russi sono oggetti d’arte: nel Cremlino ne è esposto uno enorme, d’oro istoriato, che apparteneva al Patriarca di Mosca. I samovar dei treni sono più plebei, sembrano scaldabagni. Però il ferroviere di turno serve il tè in eleganti boccali di vetro con fregi d’argento, accompagnati da enormi zollette.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Budget permettendo, sarebbe bello mettere una botte di Chianti su ogni treno italiano.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><strong><span style="font-family:&quot;">Forze armate. </span></strong><span style="font-family:&quot;">Non ho mai visto tanti soldati come a Mosca. Dietro a ogni angolo c’è un gruppetto di ragazzini, età apparente dodici – tredici anni, con divise graduate rossoverdi e cappelloni da cadetti. </span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">D’altronde si sa che i russi, per un verso o per l’altro, hanno sempre avuto il nemico alle porte: prima i tartari, poi Napoleone, Hitler, Reagan e ora i ceceni. Se il clima atmosferico russo è notoriamente freddino, quello sociopolitico ribolle; ogni locale pubblico ha un metal detector all’ingresso, la polizia effettua controlli a caso sui passanti. Me incluso. </span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Eppure, anche con l’esercito in casa e i terroristi in cortile, la vita continua. Sono proprio i soldatini minorenni a dare il buon esempio. Lungo le strade di Mosca ho contato almeno dieci coppie di sposi, in posa per le rituali foto post nozze. I neomariti, malgrado le facce da adolescenti, erano tutti soldati in alta uniforme. Pure le spose, a modo loro, erano in alta uniforme: vestiti d’organza con gonne grandi come la Carelia, che perfino Donatella Versace avrebbe trovato eccessive.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Una volta sono arrivato in centro poco prima di una parata. C’era il coro dell’Armata Rossa pronto a intonare l’Internazionale, accompagnato dalla banda dell’esercito. Mentre la banda accordava gli strumenti, uno dei fiati ha rotto le righe e ha accennato Strangers in the Night. Nella vecchia Russia sarebbe morto per molto meno.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><strong><span style="font-family:&quot;">Italiani – russi, una facia, una raza. </span></strong><span style="font-family:&quot;">L’Italia e la Russia hanno qualcosa in comune: entrambe stanno sul cazzo a tutti i paesi confinanti.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Inoltre, la dialettica che contrappone Mosca a San Pietroburgo è simile a quella che c’è tra Milano e Roma. Gli abitanti di San Pietroburgo, che non a caso è di gran lunga più bella, accusano i moscoviti di essere gente fredda e ossessionata dagli affari; proprio come fanno i romani coi milanesi.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">E in effetti Mosca è davvero una specie di Milano, chiaramente elevata alla decima potenza. Fatte le debite proporzioni, la periferia moscovita non è altro che una Segrate con più betulle. Chissà se Berlusconi se n’è accorto: il palazzo segratese della Mondadori è assolutamente in linea con l’architettura condominiale socialista.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Tolti i dintorni della Piazza Rossa, Mosca è una città di dubbia bellezza e di modesto interesse artistico. Tolti i dintorni di Piazza Duomo, Milano è una città di dubbia bellezza e di modesto interesse artistico. Le discoteche più famose di Mosca si chiamano Karma e Propaganda; le discoteche più famose di Milano si chiamano Karma e Propaganda. A Milano, in Piazza Meda, c’è la statua di Arnaldo Pomodoro nota come il Disco; a Mosca, nel cortile di non so quale museo, c’è una copia del Disco di Pomodoro. </span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">A Mosca ho beccato un cinema dov’era in programma una rassegna di film lombardi. Uno va in Russia e, invece dei ritratti di Stalin, ci trova un poster di Tognazzi.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><strong><span style="font-family:&quot;">Linguaggio. </span></strong><span style="font-family:&quot;">Siete di quelli che al liceo si lamentavano del latino? Bé, poteva andarvi peggio: potevate nascere in Finlandia. Il finlandese è una mostruosa lingua aliena tutta consonanti, con una grammatica da suicidio che prevede sedici declinazioni. E’ comprensibile che i finlandesi imparino qualsiasi altra lingua, pur di non parlare la propria. A Helsinki parlano tutti un inglese perfetto; i film sono rigorosamente in versione originale.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Ma basta passare il confine e la situazione si ribalta: i russi si ostinano a non imparare nessuna lingua straniera. Al di là di qualche giovane vagamente poliglotta, in Russia non c’è nessuno che vada oltre il russo. Il bello, si fa per dire, è che i russi non si preoccupano affatto di essere capiti; anzi, se non li capisci è colpa tua. Quando si accorgono che l’interlocutore non parla la loro lingua, loro ripetono le stesse parole, ma a voce più alta, come se il problema fosse il volume. Si comportano, insomma, da perfetti italiani.</span></span></p>
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<p class="MsoBodyText" style="line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;">In Russia i film non sono neanche doppiati: sono tradotti in tempo reale. Si sente il dialogo originale e, con un ritardo di mezzo secondo, una voce gelida e monocorde che traduce al volo. Seguire una telenovela sudamericana alla tivù sovietica è un’esperienza straordinaria: prima c’è la battuta in spagnolo, pronunciata con enfasi da soap, e poi l’algida traduzione in russo. Non mi sarei mai aspettato che le telenovele potessero diventare ancora più comiche.</span></p>
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<p class="MsoBodyText" style="line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><strong>Metropolitana.</strong> A vent’anni dalla Perestrojka fa ancora una certa impressione vedere la scritta McDonald’s traslitterata in cirillico. Assai più classica è un’altra M luminosa, in stile liberty, che segnala le fermate del metrò.</span></p>
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<p class="MsoBodyText" style="line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;">Dicono che nemmeno Tokyo ha una metropolitana affollata quanto quella di Mosca. Ogni giorno milioni di moscoviti sprofondano nelle viscere della Terra su chilometriche scale mobili. Non dev’essere stato facile scavare gallerie così profonde, e non dev’essere facile ristrutturarle. Sarà per questo che le stazioni del metrò di Mosca sono ancora come vent’anni fa: bassorilievi con falci e martelli, statue di eroi della Rivoluzione col mitra spianato, mosaici raffiguranti Stalin che benedice il popolo.</span></p>
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<p class="MsoBodyText" style="line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;">Vengono in mente certi organismi preistorici, di solito vermi o lucertole, che talvolta gli speleologi scoprono all’interno di remote caverne sotterranee, ecosistemi isolati rimasti immuni all’evoluzione. Idem per Mosca: in superficie, McDonald’s. Sotto, molto al di sotto, i mosaici di Stalin.</span></p>
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<p class="MsoBodyText" style="line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><strong>Musica.</strong> Trovo ironico che paesi come la Svezia e la Finlandia, paesi coccolati dal Welfare più efficiente del globo, paesi dove le parole “conflitto” e “sociale” esistono solo sul vocabolario, paesi dove la polizia serve solo a redarguire qualche ubriaco, siano anche paesi dove si ascoltano solo generi estremi e cattivissimi come l’hardcore e il metal. Secondo me c’entra il sangue vichingo.</span></p>
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<p class="MsoBodyText" style="line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;">A Helsinki ho visto dei punk. Erano, ovviamente, punk alla finnica: con le catene appena lucidate, i buchi nella maglietta perfettamente regolari e creste di un bel verde squillante, da Teletubbies. Si capiva subito che erano disperati; avrebbero dato tutti i loro piercing in cambio di un singolo pretesto per ribellarsi. Il Paradiso è l’inferno di chi aspira all’antagonismo.</span></p>
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<p class="MsoBodyText" style="line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;">In Russia va forte il revival anni ’80: le discoteche di San Pietroburgo pompano i Technotronic, alla tivù russa danno i video delle Bananarama e dei Simple Minds. Ho visto passare perfino il video di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=GooPzffWkVc" target="_blank">Living in America</a>, quello con le scene di, uh uh, Apollo Creed che va a farsi massacrare da Ivan Drago. Roba dell’Anno Domini 1985.</span></p>
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<p class="MsoBodyText" style="line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;">Tutto questo è molto strano, perché i russi non ce li hanno mai avuti, gli anni ’80. Fino ai primi anni ’90, a quanto mi risulta, in Russia si ascoltavano i cori dell’Armata Rossa, più qualche cassetta pirata di Celentano. Cosa se ne fanno del revival di un periodo che non hanno vissuto?</span></p>
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<p class="MsoBodyText" style="line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;">Oddio, è pur vero che anche l’Italia è piena di ventenni fissati con gli anni ’70.</span></p>
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<p class="MsoBodyText" style="line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;">Ma torniamo alla Russia. Gli immigrati dell’Azerbaigian, oltre alla musica da danza del ventre, amano i Pooh.</span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><strong><span style="font-family:&quot;">Nico &amp; Tina. </span></strong><span style="font-family:&quot;">In Svezia non fuma nessuno. In Finlandia alcuni fumano, altri no. In Russia tutti, ovunque.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><strong><span style="font-family:&quot;">Retrofuturo.</span></strong><span style="font-family:&quot;"> Tra tutte le città d’Europa, ammesso che sia una città d’Europa, Mosca è forse l’unica paragonabile alle metropoli americane; per dimensioni, numero degli abitanti, lunghezza e larghezza delle strade, ma soprattutto quantità di grattacieli.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Ci sono grattacieli moderni, anzi, futuribili: coronati di led, cangianti di colori al neon, roba da Blade Runner.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">E ci sono vecchi grattacieli gotico – barocchi, che una volta erano futuribili e oggi sono retrò. Progettati mezzo secolo fa per anticipare il futuro, mezzo secolo dopo sono già superati. Roba da film di fantascienza degli anni ’50: quelli ambientati in un 2000 che non è affatto come il vero 2000, ma è solo una versione futuribile degli anni ’50.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Ognuno di quei vecchi grattacieli è una grandiosa profezia sbagliata. Un po’ come tutta l’ex URSS.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><strong><span style="font-family:&quot;">Russian girls. </span></strong><span style="font-family:&quot;">Io non ci volevo credere, ma <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ve6KkoXyucM" target="_blank">è vero</a>: le ragazze russe sono tutte alte, bionde, con il culo di marmo e gli occhi sincronizzati su una radiazione cromatica verde – azzurra ignota a ogni altra specie animale. </span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Anche le svedesi e le finlandesi sono molto belle. Le finniche, soprattutto, sono porcellana.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Ma rispetto al resto del mondo, e specie all’Italia, le russe hanno il vantaggio incolmabile di non sapere cosa sia il ritegno. Grazie a Dio o, meglio, alla sua assenza, sotto il comunismo non c’erano preti a spiegare che il tanga fa piangere Gesù. Quel puritanesimo atavico che zavorra le donne occidentali non ha il visto per entrare in Russia: le ragazze russe giocano alle superfemmine con disinvoltura imbarazzante.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Come al solito vince chi ce l’ha più lungo: il tacco. Notate che ai piedi delle italiane imperano le sneaker, i sandali, o comunque i talloni ad alzo zero. I tacchi alti, al limite, sono relegati alle serate di gala. In Russia, invece, è rarissimo beccarne una senza tacchi a spillo. Tutta Mosca risuona di stilettate sul selciato, un ticchettio continuo e irregolare da contatore Geiger.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Anche, ma non solo, grazie alla spinta vettoriale dei tacchi, i culi di marmo delle russe basculano a curvature impossibili per le italiane, coi loro bacini calcificati da secoli di educazione cattolica.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Per onestà devo aggiungere che in Russia l’abbondanza di bionde amplifica la suggestione dell’osservatore italiano, proveniente da un habitat dove le bionde naturali scarseggiano. A questo riguardo, è curioso sottolineare che se una ragazza italiana vuole un look più appariscente si schiarisce i capelli, mentre le russe, al medesimo scopo, si fanno corvine. L’erba del vicino è sempre più verde, cioè, bionda, oppure mora: immagino che gli uomini russi trovino sexy i culi disfatti dalla cellulite.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><strong><span style="font-family:&quot;">Sauna. </span></strong><span style="font-family:&quot;">L’utopia comunista aveva l’ingenua pretesa di annullare le disuguaglianze tra gli uomini. Eppure i russi amano le saune, dove non puoi proprio nascondere le disuguaglianze più grosse.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Secondo la simpatica signora finlandese che era seduta di fianco a me sul volo Helsinki – Milano, la sauna non è sauna se quando esci non ti tuffi nudo nella neve. Io sono stato in una sauna russa, ma era in piena Mosca e in pieno giugno: fossi uscito tuffandomi nudo, ne avrei ricavato un arresto per oltraggio al pudore e un ricovero per trauma cranico. Ho dovuto ripiegare su una vasca termica, che malgrado il nome tecnico è una banale tinozza d’acqua fredda. Ottima, comunque, per stemperare il fisico dopo la cottura al vapore.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Appena fuori dalla sauna c’era un salotto nel quale uomini di ogni età, pure i bambini, bevevano, mangiavano e guardavano la partita in tivù, tutti completamente nudi. Non si avvertiva la minima traccia di imbarazzo. L’atmosfera era così rilassata che a un certo punto ho perfino smesso di fare confronti.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Appello: se in qualunque parte del mondo esistono saune miste, per uomini e donne, sarei curioso di provarne una. Laddove “curioso” vale da eufemismo.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Anche la nave che mi ha portato da Stoccolma a Helsinki era dotata di sauna. Lì io e i miei compagni di viaggio siamo stati molestati da un turco obeso e omosessuale. Un cliché così ovvio che non ci ha neanche dato fastidio: l’abbiamo considerato folklore.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><strong><span style="font-family:&quot;">Stemmi.</span></strong><span style="font-family:&quot;"> Lo stemma russo raffigura un’aquila a due teste, perché storicamente la Russia s’è sempre dovuta difendere su due fronti. A est c’era un’orda di giapponesi che brandivano spade da samurai lanciando grida da karateka; a ovest, un’orda di svedesi che brandivano sgabelli Ikea cantando pezzi degli ABBA. Schiacciata tra la Russia e la Svezia c’era la Finlandia, che prima dei fasti made in Nokia era il più povero e sfigato dei paesi scandinavi. Povero e sfigato, ma non inerme.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Durante la Seconda Guerra Mondiale i russi stavano dalla parte dei buoni, mentre gli iperborei finnici s’erano prontamente schierati con Adolf. L’esercito russo tentò di entrare in Finlandia. Sembrava uno scontro già deciso: una delle nazioni più potenti e popolose della Terra contro una zanzara da pochi milioni di abitanti. Ma i soldati finlandesi erano più determinati, più disciplinati e, per dirla alla Risiko, più fortunati nei lanci di dado: i sovietici furono respinti con perdite. Per ogni finlandese caduto rimasero sul campo dieci russi.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Difatti sullo stemma finlandese c’è un leone, simbolo di fierezza indomabile. Certo, però, che potevano pure scegliersi un simbolo di fierezza indomabile più coerente col loro clima: come se sulla bandiera dello Zambia ci fosse un pinguino.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><strong><span style="font-family:&quot;">Tabella degli incontri casuali. </span></strong><span style="font-family:&quot;">Sulla nave da Stoccolma per Helsinki ho conosciuto una ragazza della Transilvania. Non le ho fatto nessuna battuta perché penso che non ne possa più.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">A Helsinki ho conosciuto una ragazza irlandese che, indovinate un po’, aveva i capelli rossi. Mi sono sentito in colpa perché non ho i baffi neri.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><strong><span style="font-family:&quot;">Zar. </span></strong><span style="font-family:&quot;">La parola slava Zar, talvolta riportata come Czar, è una storpiatura del latino Caesar, imperatore. Il famoso sovrano russo Ivan il Terribile fu il primo a indicare se stesso col titolo di Zar. Ciò avvenne nel 1546, quando Ivan aveva sedici anni: un’età da discoteca di pomeriggio e da impennate col motorino. Per ora sembra un dettaglio, ma tenetelo a mente.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Lo chiamavano Ivan il Terribile perché, a giudizio di alcuni contemporanei, era terribilmente privo di buon gusto. A parte che si bardava di bigiotteria come un gangsta rapper, il suo primo gesto da regnante fu regalare a ogni dama di corte una padellata di gemme. E si deve a lui la costruzione della <a href="http://www.youtube.com/watch?v=5MysJy0dsBI" target="_blank">Cattedrale di San Basilio</a>, un edificio che in quanto a sobrietà fa il paio con Gardaland.</span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify">
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Gli Zar successivi, chi più chi meno, rimasero fedeli a quella linea: ostentazione, stile chiassoso e status symbol. L’Armeria del Cremlino conserva torreggianti tiare da dieci chili e uova di tirannosauro placcate platino; al confronto i gioielli della Corona inglese sono una collezione di Accessorize. Lo stesso Cremlino è bianco e sfarzoso come una villa con giardino di Hollywood. Solo che le ville di Hollywood non sono incappucciate d’oro.</span></span></p>
<div></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify">
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">L’ultimo Zar, Nicola II Romanov, venne fucilato sugli Urali nel 1918; ufficialmente per motivi politici, in realtà per impedirgli di lanciare la moda del rubino nel dente. Seguirono settant’anni di grigiore comunista.</span></span></p>
<div></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify">
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Da quando è crollato il Muro, il popolo russo è nuovamente libero di esprimere la sua profonda natura zarista. In omaggio allo spirito dei loro antichi signori, oggi molti russi portano cinture D&amp;G con fibbie antiproiettile, mutande di Armani fuori dai jeans e, per gli uomini, scarpe rigorosamente a punta.</span></span></p>
<div></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify">
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify"><span style="font-family:Courier New;font-size:small;"><span style="font-family:&quot;">Di qui la parola zarro.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:200%;" align="justify">(<a href="http://diariodeldottord.splinder.com/post/13147868/Russian+Girls">post pubblicato su Diario del Dottor D</a>)</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/postz.wordpress.com/15/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/postz.wordpress.com/15/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/postz.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/postz.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/postz.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/postz.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/postz.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/postz.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/postz.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/postz.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/postz.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/postz.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/postz.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/postz.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/postz.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/postz.wordpress.com/15/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=postz.wordpress.com&amp;blog=3908782&amp;post=15&amp;subd=postz&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>«Due milioni in orologi» Così cade il re delle t-shirt</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 14:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[MILANO — «Signor Cambi, con lei ci troviamo davanti al nuovo Briatore?» Alla presentazione del neonato team automobilistico «99 Guru», era il marzo del 2006, la fondamentale domanda rimase inevasa per un inconsulto moto di timidezza dell&#8217;intervistato. «No comment», e un filo di rosso sulle gote abbronzate. Quasi un gesto fuori copione, in quel trionfo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=postz.wordpress.com&amp;blog=3908782&amp;post=13&amp;subd=postz&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight:bold;">MILANO </span>— «<span style="font-weight:bold;">Signor Cambi, con lei ci troviamo davanti al nuovo Briatore?»</span> Alla presentazione del neonato team automobilistico «99 Guru», era il marzo del 2006, la fondamentale domanda rimase inevasa per un inconsulto moto di timidezza dell&#8217;intervistato. «No comment», e un filo di rosso sulle gote abbronzate. Quasi un gesto fuori copione, in quel trionfo di mondanità. Come se quell&#8217;ambiente, le modelle, le veline, il gossip sui giornali patinati, la fama di «playboy che ha detronizzato il grande Flavio e Tommaso Buti», oltre ad attirarlo gli facesse anche paura. Adesso che è caduto, peraltro con un certo fragore, Matteo Cambi diventa automaticamente l&#8217;oggetto ideale per «bastona il cane che affoga», disciplina non compresa tra le specialità olimpiche ma comunque tra le più praticate in Italia. È bello, giovane, è diventato ricco grazie a una maglietta con un fiore disegnato sopra.</p>
<p>Cambiava belle donne come noi ci cambiamo i calzini. In ordine di apparizione e attribuzione: Eleonora Benfatto, Arianna Marchetti, Fernanda Lessa, Mascia Ferri del Grande Fratello, Flavia Vento, Elisabetta Gregoraci, Stefania Orlando, l&#8217;attrice Katia Nauta, un flirt con Anna Falchi — mai confermato dall&#8217;interessata — in contumacia del marito Stefano Ricucci, incarcerato all&#8217;epoca dei fatti, e una &#8220;simpatia&#8221;, così la definì, con Naomi Campbell, che per qualche tempo ha indossato le T-shirt che lo hanno reso famoso e danaroso. Inoltre, Cambi ha sfiorato l&#8217;Isola dei Famosi e centrato in pieno il Billionaire, frequentava il giro di Lele Mora e Fabrizio Corona, ai quali aveva affidato la propria immagine, era finito di default nelle intercettazioni di Vallettopoli, faceva insomma parte di quel presunto jet set che affolla i rotocalchi, tutta gente non propriamente amata dai molti che hanno il problema della quarta settimana. A leggere l&#8217;ordinanza di arresto c&#8217;è da rimanere basiti. Dal 2004 al 2007, aiutato dalla mamma e dal patrigno, ha speso 7,5 milioni di Euro per arredare le sue case, altri 7 in viaggi privati, 2 milioni solo in orologi, altri 2 per Mercedes, Ferrari e Porsche, uno sproposito per l&#8217;acquisto di elicottero e aereo privato, che usava anche per andare da Parma a Milano. Nelle intercettazioni lo si sente mentre ordina l&#8217;acquisto di mobili e oggetti d&#8217;arte con prezzi da capogiro e conclude la telefonata con un immancabile «lo facciamo figurare…», aggiungendo poi il nome di una delle sue aziende. A forza di prendere, rimane poco. L&#8217;indagine del nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza bolognese rivela un giro di false fatture che vanno di pari passo con un tenore di vita sempre più sfrenato. D&#8217;accordo, gli ingredienti per il pubblico ludibrio ci sono tutti, e in queste ore su molti blog ci sono post che non si fanno mancare nulla. Eppure, la storia di Matteo Cambi dovrebbe ispirare un sentimento diverso dal rancore. È nel 1999 che si si comincia a parlare di questo ragazzo nato a Carpi, figlio di Simona, che gestisce un negozio di maglieria e abbigliamento.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Matteo registra il marchio Guru e ogni notte fa il giro delle discoteche giuste di Milano, lasciando sulle sedie le sue magliette</span> con la margherita sopra, non prima di aver urlato che si tratta di esemplari rari, che non verranno più stampati. È il concetto della «limited edition» che va di gran moda nel marketing di oggi. Ma il ragazzo di Carpi non è uno che ha studiato. Agisce per istinto e fiuto, e azzecca anche la strategia delle «celebrities», lui le chiama così. A forza di stazionare nei privé, convince Maldini, Vieri, Elisabetta Canalis, Inzaghi, Cannavaro, ad indossare la maglietta Guru. Verranno poi le modelle, Naomi, ma anche Stella Tennant, Paolina Kurkova. «Il processo di emulazione è innescato — si autocelebra Matteo in una brochure —, Guru piace alla gente che piace». Vende 200.000 magliette, diventeranno 3 milioni in tre anni. A quel punto, Matteo Cambi entra a pieno titolo nel mondo che ha usato per diventare ricco. Chi lo conosce ne parla come di un ragazzo semplice, non colto ma buono. Uno che dichiara con candore di aver sempre sognato di fare il cantante, e che pagherebbe qualunque cifra pur di duettare con Al Bano. Ma le mille luci del Billionaire rappresentano più di una discoteca, sono un «lifestyle». Matteo si compra un appartamento di 600 metri quadrati a Palazzo Carmi, un edificio del &#8217;700 nel cuore di Parma, e ci mette dentro una beauty farm adornata di opere in bronzo raffiguranti il Buddha, decine di luci Swarovski che riproducono la costellazione dei Pesci, il suo segno zodiacale, un toro d&#8217;acciaio da un paio di quintali scolpito da Arturo Di Modica, l&#8217;autore del toro di bronzo da quattro tonnellate che sta davanti all&#8217;ingresso di Wall Street. Ad illuminare la sala da pranzo c&#8217;è «Porca miseria», pezzo unico di Ingo Maurer, l&#8217;artista della luce che per meno di cinquantamila euro non disegna neanche un interruttore.</p>
<div id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><br />
&lt;!&#8211;<br />
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<p><span style="font-weight:bold;">Ed è solo la prima casa, che precede quella di Forte dei Marmi, con annesso yacht, e appena fuori Parma la villa Fontanoro</span> che fu di Francesca Tanzi. Già nel 2005 Matteo si trova ad un bivio. Il playboy deve partire per l&#8217;Isola dei Famosi, l&#8217;affarista che sopravvive in lui, appena premiato come Giovane imprenditore della moda, lo induce invece a rinunciare. «Con quale faccia sarei tornato alle riunioni di Confindustria o con i banchieri?» Quest&#8217;anno Matteo si era fidanzato con una ragazza della sua città, matrimonio e figli in vista. Ma il «lifestyle» della compagnia di giro che frequentava gli era rimasto addosso, l&#8217;esigenza del lusso sfrenato si coniugava forse con una forma di rivincita sociale. Diceva: «Ricchezza vuol dire anche belle macchine, belle case, belle donne. Ma qui a Parma una Ferrari non la si vedrà mai per la strada. Essere ricchi vuole dire mostrarsi, io una Ferrari non la terrei mai in garage». È per questo che la fine di Matteo Cambi suscita rabbia. Si è fregato con le sue mani, ma il suo «italian dream» era frutto di lavoro e ingegno, di uno che parte da dietro e ce la fa. Nei film e nei romanzi sul sogno americano, quando finisce male, il protagonista che si è fatto da solo sbaglia per avidità, perché va dietro a una visione troppo grande. Qui da noi, si fallisce per inseguire il Billionaire.</p>
<p><!-- google_ad_section_end -->Marco Imarisio</p>
<p>(<a href="http://www.corriere.it/cronache/08_luglio_13/cambi_personaggio_7063d8ec-50a0-11dd-b816-00144f02aabc.shtml?fr=correlati">Pubblicato su Corrieredellasera.it</a>)</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/postz.wordpress.com/13/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/postz.wordpress.com/13/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/postz.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/postz.wordpress.com/13/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/postz.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/postz.wordpress.com/13/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/postz.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/postz.wordpress.com/13/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/postz.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/postz.wordpress.com/13/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/postz.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/postz.wordpress.com/13/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/postz.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/postz.wordpress.com/13/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/postz.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/postz.wordpress.com/13/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=postz.wordpress.com&amp;blog=3908782&amp;post=13&amp;subd=postz&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Crescere sul tapis roulant</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 12:55:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
				<category><![CDATA[post da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[di Placida Signora &#8211; 8 Luglio 2008 Domenica ero particolarmente in tilt causa esaurimento da galòp. E quando crollo per la stanchezza, cerco di fare il meno possibile: soprattutto pensare. Ma dato che ferma non so stare, alla ricerca di un relax che coccoli le mie superstiti celluline grigie (chi indovina la citazione?), mi dedico [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=postz.wordpress.com&amp;blog=3908782&amp;post=10&amp;subd=postz&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="meta">di Placida Signora &#8211; 8 Luglio 2008</p>
<p><strong>Domenica</strong> ero particolarmente in tilt causa esaurimento da galòp.</p>
<p>E quando crollo per la stanchezza, cerco di fare il meno possibile: soprattutto pensare.</p>
<p>Ma dato che ferma non so stare, alla ricerca di un <strong>relax</strong> che coccoli le mie superstiti <em>celluline grigie </em>(chi indovina la citazione?), mi dedico ugualmente alla <strong>ricerca di cose carine da collezionare</strong>, appiccicandole sul <a href="http://placidiappunti.tumblr.com/" target="_blank">tumblr</a> o nei miei privati appunti-archivio, esattamente come facevo con frasi e versi di poesie e canzoni, foto belle o solo buffe sui diari del liceo.</p>
<p>Così per caso, giochicchiando con Google, ho trovato un <a href="http://www.nienteansia.it/test/test-quanto-sei-rimasto-bambino.html" target="_blank">test carino: <strong><em><span style="color:#0000ff;">Quanto sei rimasto bambino </span></em></strong>?</a> (Per la cronaca, io al <strong>56%</strong>)</p>
<p>(<a href="http://www.placidasignora.com/2008/07/08/bambini-sul-tapis-roulant/">il post è qui</a>, tutto da leggere, commenti inclusi)</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/postz.wordpress.com/10/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/postz.wordpress.com/10/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/postz.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/postz.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/postz.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/postz.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/postz.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/postz.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/postz.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/postz.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/postz.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/postz.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/postz.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/postz.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/postz.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/postz.wordpress.com/10/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=postz.wordpress.com&amp;blog=3908782&amp;post=10&amp;subd=postz&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Comments for today</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 15:01:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
				<category><![CDATA[commentz]]></category>

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		<description><![CDATA[Posted in dimenticate il codice della strada Quella norma è passibile di interpretazione al limite del ridicolo. Lasciamo da parte gli &#8220;stronzi&#8221; perché quello è l&#8217;esempio banale che serve a mettere tutti d&#8217;accordo. Chiaro che se una persona idiota vede davanti a sé la fila, e non si ferma prima, bloccherà l&#8217;incrocio. E va bene.. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=postz.wordpress.com&amp;blog=3908782&amp;post=8&amp;subd=postz&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Posted in <a href="http://xmau.com/notiziole/arch/200806/004414.html">dimenticate il codice della strada</a></p>
<p>Quella norma è passibile di interpretazione al limite del ridicolo.</p>
<p>Lasciamo da parte gli &#8220;stronzi&#8221; perché quello è l&#8217;esempio banale che serve a mettere tutti d&#8217;accordo. Chiaro che se una persona idiota vede davanti a sé la fila, e non si ferma prima, bloccherà l&#8217;incrocio. E va bene..</p>
<p>Ma i casi più interessanti invece sono gli altri. Chi può definire la percezione di &#8220;breve tempo&#8221;? Per me breve può essere ad esempio 10 secondi, per un altro 30 secondi. E poi c&#8217;è la percezione spaziale. Dove la lasciamo?</p>
<p>Allora poniamo due casi per semplicità per capire perché quel comma di fatto è sempre impugnabile (ed avrebbe ragione l&#8217;imprenditore di Chieri, nel caso dicesse il vero):<br />
1) nel primo io vedo che davanti a me c&#8217;e&#8217; libero, ma piu&#8217; avanti si fermano. Allora calcolo spazialmente che rimarro&#8217; bloccato e mi fermo. Dietro suonano.<br />
2) nel secondo io vedo che davanti a me c&#8217;e&#8217; occupato, ma piu&#8217; avanti vedo che camminano. Allora calcolo mentalmente che fra pochi secondi scodera&#8217; e quindi impegno l&#8217;incrocio.<br />
Chi ha ragione dei due e chi no?</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/postz.wordpress.com/8/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/postz.wordpress.com/8/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/postz.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/postz.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/postz.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/postz.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/postz.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/postz.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/postz.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/postz.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/postz.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/postz.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/postz.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/postz.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/postz.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/postz.wordpress.com/8/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=postz.wordpress.com&amp;blog=3908782&amp;post=8&amp;subd=postz&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Where&#8217;re we running?</title>
		<link>http://postz.wordpress.com/2008/06/12/wherere-we-running/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 11:16:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
				<category><![CDATA[post da leggere]]></category>

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		<description><![CDATA[sabato, 31 maggio 2008 Con questo post, volevo soltanto esporre la mia opinione per quanto riguarda la vicenda dell&#8217;insegnante che dimentica la propria figlia nell&#8217;auto, che poi &#8211; purtroppo &#8211; morirà poco in ospedale, per arresto cardiaco. Sorvolando sul fatto &#8220;in sè&#8221; che è senza dubbio grave, e senza giustificazioni. Mentre apprendevo la notizia dal [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=postz.wordpress.com&amp;blog=3908782&amp;post=6&amp;subd=postz&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="testo4">sabato, 31 maggio 2008</div>
<p><span style="font-family:Georgia;">Con questo post, volevo soltanto esporre la mia opinione per quanto riguarda la vicenda dell&#8217;insegnante che dimentica la propria figlia nell&#8217;auto, che poi &#8211; purtroppo &#8211; morirà poco in ospedale, per arresto cardiaco. Sorvolando sul fatto &#8220;in sè&#8221; che è senza dubbio grave, e senza giustificazioni. </span></p>
<p><span style="font-family:Georgia;">Mentre apprendevo la notizia dal TG delle 20, pensavo &#8220;Dove stiamo correndo? ci stiamo friggendo il cervello&#8221;. Questo episodio è sintomo di un malessere generale della popolazione. <em>Velocemente</em> ti svegli alle 6 di mattina, <em>velocemente</em> ti vesti e fai colazione, <em>velocemente</em> prendi la macchina per andare a lavoro (e già li t&#8217;incazzi come una belva perchè c&#8217;è traffico) poi arrivi in ufficio e ti devi sorbire gli scazzi dei colleghi, le mille pippe sul lavoro, poi finalmente arriva la pausa pranzo, e anche in questo caso devi <em>correre come un porco</em> perchè se nò trovi fila alla Camst e dopo ti devi ingozzare con l&#8217;imbuto e probabilmente il tuo stomaco diventerà un valido candidato per il foie gras. Con l&#8217;incazzo a mille torni a lavorare, sorbendoti tutti gli orrori del mondo. Alle 18:30  finisci di lavorare e ti rificchi nella tua scatola di latta per tornare a casa, ma NON E&#8217; FINITA. Infatti devi sbrigare le mille pippe che hai a casa, fare il bucato, mettere in ordine etc etc. Probabilmente state annuendo davanti al vostro pc con l&#8217;espressione &#8220;Eh si hai proprio ragione&#8221;. </span></p>
<p><span style="font-family:Georgia;">Bene, aggiungete questa vita da pazzi un marito e tre figli. La vita diventa un inferno. Ma dico&#8230; che vita del cazzo facciamo?? Siamo sempre incazzati, sempre <em>coglionigirati</em>. Non siamo più delle persone, siamo diventati dei accumulatori di stress. Addirittura questa povera donna a causa di sommattizare lo stress, è arrivata a dimenticarsi la figlia in macchina.. e il bello che neanche una conversazione con una collega le ha dato lo &#8220;scossone&#8221;. Era talmente fusa che neanche questo le ha fatto pensare &#8220;Oh cazzo la bambina è in macchina&#8221;. Lo stress è arrivato a crearle un buco nero. </span></p>
<p><span style="font-family:Georgia;">Come dicevo all&#8217;inizio, sorvolo dal dare giudizi di tipo morale in questo caso&#8230; Perchè il giudizio più duro lo avrà dalla sua coscienza, per sempre. </span></p>
<p><span style="font-family:Georgia;">Mi chiedo dove andremo a finire, continuando così.</span></p>
<p><span style="font-family:Georgia;">Buona Serata, Dida<br />
</span></p>
<p>Il post originale è qui, da <a href="http://didinathebrave.splinder.com/post/17312342/Where%27re+we+running%3F">Didinadebrave</a>:</p>
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		<title>Blogs for today</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 23:39:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[blogdaleggere]]></category>

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		<description><![CDATA[http://katrussiantearoom.splinder.com/ http://scarlettohara.splinder.com/<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=postz.wordpress.com&amp;blog=3908782&amp;post=5&amp;subd=postz&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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